Sviluppo: Giovanni Lesa [scrivi una e-mail] - Pagina aggiornata il 02 aprile 2010

La grande guerra

Il 1915 segnò per Pasian di Prato l'inizio di una immane tragedia, che all'interno del quadro mondiale ha travolto nel suo piccolo anche la nostra cittadina. Moltissimi giovani di Pasian di Prato partirono per il fronte durante quella che fu poi chiamata "la grande guerra": di questi compaesani, 28 perirono nei combattimenti o in prigionia.

L'iniziale lontananza di Pasian di Prato dal teatro degli scontri si rivelò fonte di tranquillità negli anni 1915-1916.
La tragedia avenne nel 1917, a seguito della disastrosa rotta di Caporetto del 24 ottobre. La popolazione di Udine, presa dalla frenesia della fuga, affollava la strada per Codroipo (attuale via Santa Caterina) con una immensa moltitudine di persone, animali e mezzi. Il 28 ottobre l'esercito austro-ungarico occupò la città, e con essa anche Pasian di Prato. Gli archivi parrocchiali dicono che da Pasian di Prato partì la truppa e tre quarti della popolazione della parrocchia. Giornata di pioggia. Continuando, il 29 alle tre dopo mezzodì il parroco incontrò il primo soldato della Germania, che, disceso dalla bicicletta su cui montava, lo salutò cordialmente stringendogli la mano.. Da quel momento per più di un anno si susseguirono quasi ininterrottamente saccheggi e continui passaggi di truppe e prigionieri. La popolazione che non era sfollata era presa da costante terrore, tale era la brutalità degli aggressori e della approssimativa aviazione nemica.

Il 10 dicembre 1917 fu appiccato il fuoco all'archivio comunale. Eloquenti le cronache del 18 febbraio 1918: In paese non ci fu mai come oggi gente inumana e barbara. Saccheggiarono tutte le case, percossero uomini e donne e commisero ogni prepotenza.. Il 23 e 24 aprile dello stesso anno alcuni soldati razziarono il campanile delle campane, gettandole a terra e mandandole in frantumi: tutto il metallo disponibile confluiva nella potente industria bellica austriaca.

Le vessazioni scandivano i giorni e i mesi. Nell'autunno 1918 l'esercito asburgico iniziò a dare segni di cedimento, collassando definitivamente ai primi di novembre. Il 4 novembre fu stipulato l'armistizio. Lo stesso giorno si rividero a Pasian di Prato i primi fanti italiani, nelle settimane successive fecero ritorno le prime famiglie di sfollati. Il sanguinario incubo era finito, portando con sè immani distruzioni e lutti.

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Tra le guerre

A Pasian di Prato il primo periodo post bellico trascorse in modo abbastanza tranquillo, ad eccezione di alcuni episodi di intolleranza e violenza. Anche a Pasian di Prato sorse un comitato paesano fascista, il quale tuttavia si distinse per tranquillità e moderazione. La popolazione tuttavia si adattò alle circostanze: si iscrisse in massa al partito fascista per timore di rappresaglie, partecipò alle sue celebrazioni pur non condividendone gli ideali di fondo.

In quel periodo, negli anni 1924-1926, fu eretto il monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale, attualmente visibile in via Roma.

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La seconda guerra mondiale

Il 10 giugno del 1940, come è noto, l'Italia entrò in guerra a fianco della Germania. L'evento fu accolto con freddezza dalla popolazione, memore delle violenze tedesche perpetrate pochi decenni prima durante l'invasione asburgica.

L'8 ottobre il Duce visitò Udine e passò anche per Pasian di Prato. Una grande folla incuriosita affollò il viale nei pressi del campo di aviazione (attuale via Campoformido) per vedere Mussolini.

Il 10 dicembre giunse la funesta notizia della morte in combattimento del primo compaesano: Ernesto Tosolini di Pietro, caduto sul fronte greco.

Nel gennaio del 1942 ben 300 erano i giovani compaesani impegnati sui fronti di combattimento. Il malcontento per il conflitto iniziava ad insinuarsi copioso nei cuori dei pasianesi, provati per la scarsità di generi alimentari e le ancor minori agevolazioni previste per i possessori della tessera fascista.

Grande angoscia si diffuse in seguito al vociferare, nel gennaio 1943, di una disastrosa ritirata italiana tra i ghiacci della Russia. Giungevano notizie poco rassicuranti sull'atroce morte per congelamento di numerosissimi militari italiani, e sulla decimazione della Brigata Alpina Julia. Ad aprile fecero ritorno i primi reduci dalle campagne sovietiche (quattro in tutto), i quali riferirono che almeno dieci commilitoni compaesani dovevano considerarsi dispersi.

A luglio e a settembre dello stesso anno, tuttavia, la popolazione fu presa da grande euforia, a causa delle dimissioni di Mussolini e

dell'armistizio con gli Alleati. La gente festeggiava per la fine del fascismo, ignorando che di lì a poco si sarebbe aperto un periodo di guerra civile e terrore: l'occupazione tedesca fece da apripista alla nuova serie di sofferenze e lutti che colpirono la popolazione pasianese. Schiere di artiglieria antiaerea furono dislocate lungo la Pontebbana, a difesa dell'aeroporto di Campoformido. La popolazione guardava con terrore i nuovi occupanti tedeschi, memore delle violenze della grande guerra: moltissimi pasianesi pertanto si diedero alla macchia o si arruolarono volontari nelle formazioni partigiane.

Nel 1944 la paura proveniva principalmente dal cielo: numerose serie di bombardamenti presero di mira il campo di aviazione di Campoformido. Qualche ordigno cadde anche sul vicino territorio di Pasian di Prato. La stalla di Giovanni Bulian fu distrutta da una bomba, la vicina famiglia Monai fu sterminata nello stesso episodio. La popolazione di Santa Caterina era terrorizzata, tant'è che iniziarono gli sfollamenti verso Pagnacco e Nogaredo.

Nel 1945 i tedeschi che stanziavano in paese furono ripetutamente bersaglio delle formazioni partigiane locali. La guerra stava prendendo una brutta piega per i nazisti, i quali presto organizzarono la ritirata. Il 30 aprile 1945 i tedeschi abbandonano Pasian di Prato, aggregandosi all'immensa colonna di uomini e mezzi germanici che da tutto il giorno occupava la Pontebbana, diretti verso la città. Prima di partire da Pasian di Prato, i tedeschi incendiarono un pericoloso camion di munizioni in piazza. Verso le 8 di mattina del primo maggio entrano in paese le prime divise della brigata Garibaldi, le quali issano un tricolore sul campanile prima di procedere verso Santa Caterina e Basaldella. La festa di quei giorni fu smorzata dal ricordo dei 44 cittadini di Pasian di Prato, militari e civili, caduti sotto il fuoco del conflitto.

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Il secondo dopoguerra

La prima giunta comunale del periodo post-bellico fu insediata direttamente dal Comitato di Liberazione Nazionale già nell'aprile del 1945. Durante tutto il secondo dopoguerra, la storia di Pasian di Prato fu inglobata nella storia del Friuli e dell'Italia, con le varie amministrazioni democristiane a susseguirsi nel tempo fino alla fine degli anni 80.

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